pubblicato giovedì, 31 agosto 2006 ,20:12

Leggendo della Sardegna, riaffiorano i ricordi che mi catapultano nel lontano 1989...

Era la prima estate vera e propria che passavamo insieme io e P., e più innamorate che mai già a fine inverno pensavamo a dove avremmo passato le vacanze. Decidemmo per la Sardegna, perchè avremmo avuto anche la scusa di fare una visita ai suoi zii, e questo avrebbe quietato anche i peggiori pensieri malvagi di sua mamma. E così, ad aprile avevamo in mano una prenotazione per due, per il viaggio in nave, posto poltrona, con partenza da Genova verso Porto Torres, e la conseguente anche del villaggio, sempre nei dintorni. Senza macchina, saremmo state comunque comode per andare a Sassari, per il giro del parentado. I giorni passarono in fretta, e ci avvicinammo ben presto alla data. Una settimana prima della partenza, ritornammo all'agenzia, come da accordi, per avere i biglietti e tutto il resto. Stranamente non erano mai pronti e così arrivammo al giorno stesso della partenza, con non poche arrabbiature, quando finalmente ci consegnarono il tutto, ma con la sorpresa: tutto era stato stravolto! In primis, l'albergo non era più lo stesso, e non voglio pensare nemmeno ora il perchè non lo fosse, ma sta di fatto che l'agenzia, per rimediare, ci prenotò in un'altro luogo, quale Arzachena, e ci fece stare zitte perchè l'albergo doveva essere di qualità superiore, per la stessa cifra del precedente. Poi, per rimediare, avrebbero spostato anche lo scalo, e così ci ritrovammo con i biglietti per Olbia. Passi l'albergo, ma lo scalo proprio non potevamo farlo li, perchè ci eravamo organizzate in modo tale che non era possibile cambiare. Così, puntandogli una pistola in fronte (se l'avessi avuta... certo che l'avrei fatto...), le abbiamo insultate come meritavano e abbiamo preteso il cambio di rotta. Come volevasi dimostrare, trovare due posti all'ultimo momento era improponibile, se non giusto il posto ponte... e così fu! Ci imbarcammo con l'incubo di una vacanza partita male. Sacco a pelo, borsone con le racchette da tennis, macchina fotografica... insomma, tutto il necessario per un villaggio che quantomeno aveva tutti i confort. La navigazione fu abbastanza tormentata dal mare grosso, e alle Bocche di Bonifacio fecero effetto tutti i benefici dei cerotti anti mal di mare, poi ci colse il sonno in un metro quadro di moquette lurida di un "salottino", con la macchina fotografica come cuscino, e le borse in un angoletto posto al di la dei nostri corpi. Arrivò il mattino, e ancora ricordo le mie ossa rotte dal dormire sul pavimento, ma la vacanza stava per iniziare, ed io ero felice di viverla con la gioia di chi va in vacanza con la persona che ama. Arrivammo giusto all'ora di pranzo, e fu più che buono il panino che mangiammo nei pressi del porto, tanto da rinvigorirci un poco per il proseguimento. Da Porto Torres ci spostammo in autobus a Sassari e da li in treno verso Olbia. Attraversare la Sardegna ci sembrò come immergerci in uno di quei vecchi film western, pieni di polvere e terreni arsi. Ormai eravamo nel pieno del pomeriggio, e da Olbia ci mancava solo il tratto verso Arzachena ed il famigerato hotel Ringo. Le borse avevano assunto l'aspetto di macigni, ed allora, visto che ero la palestrata della situazione, io avevo il compito di portare i pesi peggiori. Dopo parecchio peregrinare alla ricerca di informazioni per l'ultimo spostamento, un vecchietto ci disse che di li a poco, ci saremmo imbattute nella stazione degli autobus, e avremmo trovato quello per la destinazione. Chissà perchè quando sei stanca, l'ultimo tratto è sempre in salita, e la pavimentazione è a ciottoli, cosicchè tu non puoi far "correre" la valigia, ma la devi per forza sollevare... Lo sconforto più profondo mi colse appena girato l'angolo, vedendo la stazione ma non vedendo bus alcuno. Disperata poggiai le mie stanche membra sulla valigia, e non le schiodai fino alla ripresa dei sensi. Di li a poco si presentò un signore secco secco, arso dal sole, che ci propose un passaggio fino all'albergo, per la modica cifra delle allora 50.000 lire. Ci guardammo in faccia io e P., e ben consapevoli dell'immenso rischio, accettammo. Il tipo mi portò la valigia verso la sua auto, che io immaginavo chissà che, ma che alla fine si dimostrò una vecchia 127 bordeaux, bruciata dal sole come lui. Ci caricò e ci portò a destinazione, senza problemi. Solo con il ritorno a casa, P. mi confessò di avermi fatto andare vuolutamente avanti a sedere, accanto al tipo, sicurissima che se il malcapitato avesse avuto brutte intenzioni, io avrei saputo provvedere: chissà perchè non ne sarei stata così tanto sicura. L'aspetto dell'Hotel, a prima vista non era per niente male, per quanto ben presto capimmo che era stato chiuso per lungo tempo ed era stato rimesso in funzione proprio per la stagione. Il tanto agognato campo da tennis che aveva fatto bella mostra nella foto sul catalogo, in realtà era un rettangolo rosso pieno di crepe e senza rete. Giusto noi, per dare un motivo al fatto di esserci caricate le racchette, potevamo arrangiarci con un filo di fortuna, a tirare "quattro palle", ma che delusione! Ricordo solo con piacere, le grandi mangiate di pesce,il cuoco che rincorreva gli inservienti con il coltellaccio,  il "metre" con la fascia che gli arrivava fin sotto le ascelle, e le "nottate molto calde". Il ritorno a casa fu decisamente meno avventuroso, ma mi rimase per molto tempo, il grande desiderio di "fare fuori" tutte quelle che lavoravano in quell'agenzia...

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pubblicato mercoledì, 30 agosto 2006 ,15:02

Lo so, finisco per parlare spesso di te, di noi, di come stiamo affrontando quest'avventura. Andiamo avanti giorno per giorno, costruendo il nostro rapporto, chiudendo ogni tanto gli occhi sui nostri difetti, ma aprendoli sempre e solo sui nostri pregi. Frequentando altre coppie, mi rendo conto che noi viviamo il nostro rapporto come una comune coppia eterosessuale, o almeno, sicuramente facciamo di tutto per avvicinarci al concetto. Di solito le coppie sono contratte, preoccupate dei giudizi, più o meno importanti, altrui. Vivono con un fantasma addosso, e così non vivono se stesse. Noi no, almeno, io non mi sento di vivere così. Noi non siamo alla stregua del vivere per forza tutto ciò che è lesbo: noi vorremmo saper stare ovunque e non ci piace ghettizzarci, come spesso accade inconsapevolmente. Non ci si nasconde più, non si innalza un muro che si dimostra troppo spesso fragile, contenente tanti "segreti di Pulcinella": semplicemente si vive, nel rispetto altrui. Questa è una delle serenità a cui aspiravo, un giorno, nel mio correre verso qualcosa di migliore: so che è solo l'inizio di un'avventura che già dura da 3 anni e mezzo, e tutto può sempre cambiare da un momento all'altro, ma ora mi vivo il mio esser viva, il nostro essere una sola unità, e mi preoccupo solo di far si che le cose migliorino, e non che vadano avanti.

Ecco cosa pensavo, seduta sulla nostra sedia di vimini, sul terrazzo di questa piccola cucina...

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tags: gli scritti di cri
pubblicato martedì, 29 agosto 2006 ,15:12

La Direttrice è ritornata dalle ferie, e si respira subito, aria riciclata. Nel suo metro e sassanta scarso, giganteggia fra i reparti, lasciando il vuoto. Non c'è passaggio senza lasciar segno, sempre pronta ad indicare col suo dito indice, il punto dolente della situazione. Con fare autoritario, nell'educazione che è di prassi, riesce a prendere ogni capo reparto e a farli strisciare come vermi, rivolgendosi a lei con la paura nella voce, e il terrore di aver fiatato. Appare quando meno te lo aspetti, e ti fa notare la sua presenza, nel caso, battendoti la manina sulla spalla e affrontandoti con una domanda a cui devi dare per forza la corretta risposta (pena: fungere da tappetino anche quando piove, all'entrata della sua station wagon). Donna integerrima, non patisce le intimidazioni, tant'è vero che quando le hanno bruciato la macchina (credo in una regione al di sotto del Lazio), non ha cambiato nulla nel suo particolare modo di gestire un supermercato, se non una nuova auto aziendale. Personalmente avrei la presunzione di dire che le vado a genio, visto che ogni volta che la vedo la saluto, e lei risponde anche con un sorriso, al posto del consueto grugnito. La mia capa ha ipotizzato che io sia il suo tipo (ironizzando non poco), ma io ho provveduto subito a mettere in giro la voce che sono fidanzata (con la bellissima fidanzata che mi ritrovo, farei 100 passi indietro... diciamo un sacrificio umano!). Voglio solo sperare che la simpatia sia dovuta al fatto, che ogni volta che mi vede non sono mai con le mani in mano. Ultimamente circola voce fra gli "schiavi", che se ne vada per altri lidi, da li, gestacci passando davanti alla sua foto che sovrasta il quadro dirigenziale, prossimi forse spilli a mò di wodoo. Io spero in un arrivo migliore, ma so anche che non c'è mai fine al peggio, anche se sembra impossibile.

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