Mi ero ripromessa di non parlare più di lavoro, se non per piccoli episodi sporadici, degni di nota...
Non avevo più voglia di annoiarmi ed annoiare la blogosfera, con le solite quotidianità del lavoro...
Ma questa volta... proprio non ce la faccio a stare zitta!!!
E' lei... la solita... la protagonista della storia... quella donna che più passa il tempo, e più denota un assenza, un vuoto nello spazio situato alla parte sinistra del petto.
Lei... quella che passa e osserva, spulcia in tutti gli anfratti più assurdi e sentenzia.
QUELLA PUTTANA DELLA DIRETTRICE!!!
Questa, poteva essere una giornata senza infamia ne lode, dove a prescindere dalla solita alzataccia, ti facevi le tue quattro ore... al massimo cinque, e te ne andavi a casa. Il programma della serata era già stabilito, anche se senza troppi legami; ma quando ormai stai passando il badge nella macchinetta, la capa ti dice:<Aspetta!> Un brivido ti corre la schiena, ma non vuoi crederci... pensi che sia la solita richiesta di un'ora di straordinario. Quando vedi il viso della capa, capisci senza ombra di dubbio, che la cosa non è così semplice, e il peggio deve ancora arrivare. E' la serata che sta sfumando... e la notizia arriva, insieme ad un numero imprecisato di imprecazioni, non ultime quelle della mia stessa capa, che ogni tanto riesce a rimediare un appuntamento... e visto quanto se l'è presa, propabilmente era una di quelle serate che le s'alliscia il pelo. Alle 10 del mattino, quella BASTARDA... si è inventata l'inventario... e non è un gioco di parole. Vuoi non potete capire cosa voglia dire al lato pratico, fare l'inventario nel bel mezzo dell'inizio volantino! La cella di rifornimento, carica stipata... la vendita piena fino all'orlo... ore e ore di lavoro risparmiabili, solo facendo passare qualche giorno, o meglio, se l'avessimo fatto due giorni fa! Ma la cosa che più ti ferisce, è la solita, imperturbabile, mancanza di rispetto per la persona, che sì, può essere schiava di un contratto di merda, ma che non può essere avvisata il giorno stesso per una cosa di tale entità.

E così, dopo aver ottemperato i miei doveri dalle 6 alle 14.30, ora sono a casa per una pausa pranzo e riposino, per poi attaccare alle 20.30 fino a sfinimento, perchè sicuramente, se non troviamo qualche anima buona che ci viene in soccorso, la notte sarà estremamente lunga ed estenuante. E domani, se non ci sono controordini, la sveglia suonerà ancora, imperturbabile alle 5.10.
Chi si presta a qualche malefizio verso quell'essere insulso, che nella vita ha intrapreso la missione di umiliare e distruggere psicologicamente, oltre che quella di morire relativamente giovane?
Pagherei bene anche un cecchino, purchè la finisca una volta per tutte...
Se sopravvivo... ci rileggiamo!
Nek - Attimi
Spesso capita se insegui quel che vuoi
che non apprezzi quel che hai
per esempio io vivo la mia libertà
ma qualcuno muore per difenderla
Il tuo viso che si appoggia sopra il mio
è normale che ci sia nei giorni miei
ma se non ci fosse io quali giorni avrei
Fino a che ci sei
i miei occhi su di te
che si perdono dove inizia il tuo abbandono
sono attimi non certezze penso che
il miracolo è che tu sia qui per me
Spesso capita cercando non so che
che si perda quello che già c’è
e ora voglio solamente quel che ho
me ne accorgo quando ti allontani un po’
io me ne accorgo quando t’ allontani un po’
Fino a che ci sei
i tuoi occhi su di me che si perdono
dove inizia il mio abbandono
sono attimi ma stanotte penso che
il miracolo è che tu sei qui
E fino a che ci sei i miei occhi su di te
che ti cercano nel lasciarti andare piano
sono attimi da fermare quando vuoi
per rubare al tempo attimi di noi
E' indubbiamente un periodo delicato, quello che sto vivendo.
Sembra che le cose si siano messe un po' tutte insieme e che ne venga travolta. E così, alzarsi alla mattina diventa terribilmente difficile, a prescindere dall'ora. Avrei voglia di infilarmi in quella buca, che spesso mi ha accolto anche nel passato, nell'immaginario. Vorrei guardare il mondo da la dentro, solo alzando lo sguardo, o altrimenti, rimanendo a testa bassa, rimanere nel buio e nel silenzio. Pace.
E invece mi obbligo a stare fuori, ed ora il vento della vita mi schiaffeggia, mi fa male ed al contempo mi fa sentire viva; ma quanto serve sentirsi vivi? Come se la vita fosse solo frizzo che ti sfiora la pelle, e non pace, una bella sdraio ai bordi della spiaggia di un atollo... forse è solo un nuovo modo di definire, un clichè da utilizzare in certi momenti.
Cammino in questo limbo, e mi vedo con il fango fino all'inguine; faccio fatica a camminare, ad andare avanti, e tu sei li con me, che con energia, cerchi di portarmi fuori: mi prendi la mano, come al solito, e mi dici che non devo smettere di lottare, che è solo un aspetto del crescere, un passaggio a cui tutti dovrebbero far fronte. E' la via intrapresa che mi porta a tanto, e quando l'ho scelta, ero consapevole delle difficoltà. Dall'altra parte forse c'erano meno problemi, o quantomeno, erano di altro genere, magari non dovevo risolverli e così potevo scrollare le spalle, ma c'era anche il completo annullamento dell'io, un po' come un patto col Diavolo, che ti offre ricchezza ma ti porta via l'anima.
E invece sono qui, che cerco di non infilarmi in quel buco, e combatto i bruciori di stomaco che mi creo col pensare: vorrei essere quella persona forte, un po' spavalda di certe volte. Un guerriero d'altri tempi, senza armatura perchè temeraria. Voglio uscirne fuori, a testa alta, e per questo devo fare il pieno d'energia e di consapevolezza. Tu mi sei al fianco, lo so, ma non posso lasciarmi andare su di te, che già porti un pesante fardello. E così, se questo è crescere, vorrà dire che crescerò... e sarà solo un altro punto a mio favore.