pubblicato giovedì, 31 luglio 2008 ,14:56

Anche oggi, il caldo è una bolla malefica opprimente. Vivo perennemente con il minimo consentito addosso, a casa, e fuori, boccheggio e sudo. Penso come una volta bastasse una cannottiera e un pantaloncino, per affrontare i percorsi più impervi sotto il sole, in un allenamento per la corsa magari a mezzogiorno, perchè allora avevo tempo, perchè coglievo l'attimo. Arrivavo grondante alla meta, con i pori che espellevamo tossine, con i muscoli tesi, affaticati ma paghi, e bastava una doccia per riequilibrarmi. Ora la doccia mi fa solo risudare.

Torni a casa, butti le chiavi nella solita ciotola, e il solito suono riempie la stanza: i tuoi occhi sono stanchi, smunti da una giornata in quell'ufficio, che solo tu sai quando ti prendono la pelle, e pensi alle ferie, ma intanto, fino alla fine di agosto, non arriveranno. Arrivi e vorresti che io fossi la tua oasi, e un po' ci provo ad esserla, anche se ho qualche dubbio sulla mia riuscita, ma comunque ci provo. Il caldo ti uccide, il nervosismo ti attanaglia ed in più anche l'orologio fisico, ti dice che fra qualche giorno avrai bisogno di carne al sangue, per compensare ciò che andrà via. E tutto diventa più difficile... lo slalom speciale di questa vita, diventerà ancora più impervio, ed io novella Compagnoni, mi dovrò districare nei paletti più fitti, con una velocità superiore. Ho sempre odiato la neve, e pure gli ostacoli, ma si deve fare di necessità virtù... sperando di non schiantarsi al primo burrone!

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pubblicato martedì, 29 luglio 2008 ,11:33

Ci si accorge dell'avvicinarsi ad agosto: in posta hai un'attesa di soli venti numeri, le strade sono più scorrevoli, in palestra riesci ad avvicinarti ad un'attrezzo senza dover fare la fila, al lavoro l'affluenza è notevolmente ridimensionata. Tutti al mare! Si potrebbe gridare. Sembra che tutti lavorino solo durante la settimana, che ad agosto tutti abbiano le ferie, ma se vai a vedere ad un'alternativa lavorativa, sembra che esista solo qualcosa che impegni il fine settimana. Boh! Cosa pagherei per un week end tipico di una volta...

E intanto, dai piani alti arrivano solo notizie pessime per la fitta popolazione del precariato.

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tags: gli scritti di cri
pubblicato venerdì, 25 luglio 2008 ,13:26

Davanti a questa padella, mentre rosolo la pancetta per una solitaria carbonara, prima di andare al lavoro, penso a quanto mi piaccia cucinare, per Lu in particolare, che apprezza spesso, ma che è notoriamente anche molto esigente al palato, per gli amici, perchè gioisco ogni volta nel stupirli, soprattutto quelli che non hanno mai avuto occasione di vedermi ai fornelli, che forse non mi "farebbero" così abile. Penso a quando mia madre m'imponeva d'imparare, ed io, mio malgrado, soccombevo in un'arte che mi ha tramandato nella tecnica, ma non nella passione, ma daltronde mia madre non mi ha mai saputo insegnare nulla con l'amore dovuto, ma solo con la sua immancabile autorità. Nonostante tutto, nelle mie vene scorre parte del suo sangue che è emiliano, il che mi convoglia automaticamente ai tortellini, alla pasta fatta in casa, al ragù fatto con tutti i santi doveri, e dall'altra parte scorre sangue ligure, mare e pesci, verdure ripiene e torte rustiche, cibo semplice tipico della zona. In questo tripudio di sapori, aggiungiamo le esperienze fatte sul campo, con una fidanzata calabro-sarda, e l'aver vissuto per quasi un ventennio in piemonte, patria di ravioli, bagna cauda e bollito misto.

Penso al tempo che mia madre mi dettava le ricette per quel quaderno di appunti culinari, e dovendo dichiararmi le quantità degli ingredienti, rimaneva sempre sul vago, commentava con un "vai a occhio". Io non capivo proprio, e mi pareva impossibile che non sapesse dirmi qualcosa di più preciso di un vai a occhio. Innervosita scrivevo e tacevo, tanto con mia madre non potevi far altro.

Poi venne il momento che lei dovette entrare in ospedale per 15 giorni: io facevo la terza media e il mio aspetto era poco più di una bambina. Avevo una mini lista di ricette che mi aveva consigliato per semplicità: pasta al ragù, minestrone, carne alla pizzaiola e spezzatino. Tornavo a casa alle 13 e mangiavo qualcosa; poi mi buttavo a capofitto a fare i compiti e poi pensavo a cosa avrei cucinato, se dovevo uscire a comprare o se potevo iniziare a far qualcosa. Mio padre usciva alle 17 dal lavoro, e subito andava in ospedale. Io non ho mai visto mia madre là dentro, perchè lei non voleva farsi vedere in quelle condizioni. E così rimanevo a casa ad aspettare mio padre, e a mio modo contribuivo alla causa famigliare, accudendolo, facendo la lavatrice e stirando, come sapevo fare. Lui, appena arrivava, mi raccontava le sue storie al lavoro, di come mamma stesse sempre molto bene, anche se in realtà non era proprio così, e si metteva a mangiare ciò che IO gli avevo preparato. Quell'uomo era ed è tutt'ora un santo, perchè riusciva a mangiarsi le cose più improbabili con il sorriso sulle labbra, per amore della figlia. Non dimenticherò mai quello spezzatino eccessivamente salato, che mi insegnò la teoria che è meglio aggiungere dopo, piuttosto che morire di salato durante. Mia madre, dopo quei quindici giorni, uscì dall'ospedale, seppur molto debilitata; per un certo periodo cercai di aiutarla, e lei me ne diede merito, soprattutto del lavoro svolto in sua assenza. Quell'esperienza mi servì molto, ed ancor oggi ne sento le emozioni e la difficoltà.

Ora apro il frigorifero, vedo cosa mi offre, ed invento. Mi inoltro in piatti mai fatti e gli do il mio tocco. Curo l'aspetto estetico, perchè godere di gola è superiore se si gode anche di vista. Le mie fidanzate hanno sempre sostenuto che uno dei miei modi di conquistare stà anche in cucina. Quando detto le ricette dico spesso "vai a occhio"!

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