
Iniziamo a pensarci sul serio... -10
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pubblicato venerdì, 27 febbraio 2009 ,13:00
![]() Iniziamo a pensarci sul serio... -10
pubblicato giovedì, 26 febbraio 2009 ,13:51
Quando i nonni mi accudivano, in quelle rarissime volte che ero "staccata" dalla mamma, ricordo che mi portavano con loro nel "pisolino" pomeridiano. Io non dormivo mai, e a stento riuscivano a farmi stare li coricata per un'oretta, inventandosi le storie più assurde. Per me c'era l'ora del sonno, e quella della sveglia... e si andava a dormire con il buio. Occhi aperti portava con se il significato che dovevi far qualcosa. Forse è per questo che sono sempre stata una bambina asciutta e longilinea... mamma diceva sempre, che con queste gambe lunghe, promettevo di diventare molto alta. In realtà mi sono fermata all'1.66... che di per se è una statura rispettabile. Ricordo il mio viso, spiaccicato sul vetro, nelle giornate invernali di Genova, quando pioveva a dirotto e non potevo uscire sull'immenso terrazzo a giocare a pallone: vi guardavo malinconica attraverso, e scrivevo sull'alito scatenando le ire di mia madre che non amava pulire i vetri, di quelle vecchie e grosse finestre. Ma appena interrompeva la pioggia, ero già li ad aprile la finestra, e l'odore del cemento bagnato del pavimento, rimaneva nell'aria a tal punto che ancor ora lo ricordo. Mi affrettavo a far defluire la pioggia con la scopa, e speravo che un po' di vento rendesse più veloce il momento del mio gioco. E correvo in lungo e in largo, e quando non avevo un pallone, me lo costruivo con la carta e il nastro adesivo... l'importante era che fosse più tondo possibile e non troppo pesante. Più avanti tutto ebbe un motivo, e le mie fatiche furono ricompensate con una maglia con un numero stampato sulle spalle. Ma io correvo comunque, anche senza numero. Neve e pioggia, non mi hanno mai fermato... a volte non l'ho data nemmeno tanto vinta anche agli infortuni... ed anche solo un muscolo, ma lo dovevo muovere. Poi il declino. La difficoltà di buttare giù il rospo che non ce la puoi più fare, e che se hai un po' di testa, la smetti. Una lacerazione. Andando avanti, capisci che non sei completamente da buttare, e allora pensi a quello che facevi e valuti di tagliare tutto e di mantenere solo un terzo del pacchetto. Così corricchi... giochicchi... insomma... ci provi ma con i guanti bianchi. Ma inevitabilmente arriva anche la depressione, perchè la mente pensa a 3000... e tu ti devi accontentare. Forse inconsapevolmente non ci stai, e poco alla volta ti disinamori. Poi arriva la nuova vita, il lavoro, gli orari a volte impossibili, che già quelli sono un esercizio fisico. Ti senti distrutta, e cadi nella pigrizia. Ma i conti non tornano, e le ossa scricchiolano. Le ginocchia cedono sempre più, se sopraggiunge la pigrizia, e poco alla volta cado nei dolori e nell'instabilità. Quest'inverno poi, il freddo e l'umidità sono stati micidiali, e l'epilogo è arrivato poco prima di Natale, con due belle iniezioni di cortisone, per stare in piedi. Superate le festività, mi sono tirata su le maniche, e mi sono imposta di fare qualcosa. Poco alla volta ho ripreso un po' di fiato, e di tono muscolare. Ogni tanto sento qualche doloretto, ma è soprattutto tendineo. Cerco di organizzarmi per due/tre sedute di corsa, e con il bel tempo riuscirò più spesso anche a giocare a tennis. Forse era scritto nel mio destino: dovrò correre per sempre.
pubblicato lunedì, 23 febbraio 2009 ,15:37
Sono ancora troppo elettrizzata dalla partita di ieri: come la determinazione e la concentrazione possa valer più dell'avversaria e dell'arbitro insieme. Le ragazze sono state fantastiche ed io ho ancora l'occhio inumidito dall'emozione. Sono forti, e lo vedo, lo provo ogni volta che sono li con il cronometro a raccoglier tempi ed intertempi. Corrono, hanno polmoni ed anche piedi buoni, ma sono giovani, e la concentrazione latita spesso, un po' come se ci fosse qualcuno ad accendere e spegnere un interruttore di quel cervello ,che solo Dio sa cosa ci gira la dentro. Vorrei riuscire a dare di più a livello mentale, ma sono tante e non è facile conquistare quella fiducia, considerando anche il divario d'età: io sono una adulta troppo spesso rompiballe, e troppo madre, per esser considerata. Ma sono però quella presente quando stanno male o sono in difficoltà... e prima o poi arrivano... ci vuole pazienza... SON RAGAZZE... nella foto: due di loro alle misure antropometriche... |