...E volando superando i monti
Verso cieli bianchi di libertà
E volando finchè tutto il mondo
Solamente un punto sembrerà
E ora cosa non farò per amare
Cosa non farò per te
Stella del mio cuore
Splendi su di me
E ora cosa non farò per amare
Non mi chiedere perché
L’amore non si spiega
Tu sola sei per me...
Arriva il momento di andare a correre, e cerco nel cassetto l'abbigliamento tecnico a mia disposizione, quello ultrafresco, visto il caldo che fa alle 10. La fascia cardio del mio vecchio Polar, e pure il bracciale dell'Ipod... perchè daccordo che ho un'età, ma la tecnologia è giovane. Cappellino e per ultimo, le adorate ultraleggere Adidas, e via.
Ormai il parco antistante a casa, lo conosco bene, sia nei percorsi, sia nelle distanze, pure porzionate in relazione alla mia fatica. E' da un pezzo che vado avanti con i soliti 4 giri da 1.100 metri ma poco importa, non è ancora tempo di monotonia, e poi... non ho obiettivi, se non quelli di stare in forma. Mi rendo conto che il giro che faccio non è facile, perchè tutti quelli che incontro lo fanno al contrario, prediligendo la gran discesa, invece della gran salita, ma si sa, io vengo da posti dove le collinette possono essere davvero cattive, e la discesa è troppo provante per le mie ginocchia, quindi azzanno l'asfalto, puntando dritto in su. Le facce che incontro più o meno sono sempre le stesse, a seconda dell'orario: c'è un signore in tenuta runner davvero spettacolare, perchè ha un'età ma corre da dio e va veloce, quelli che pensi -"tanto di cappello" -
Ma corri e corri e trovi le ragazze che si riuniscono per muoversi un pochino, quelle che con lo sport non hanno a che vedere in nessun modo, che si presentano con le tutine rosa, e le scarpette da passeggio, ed accennano la corsetta con le gambe semirigide e le tibie che sgabettano verso l'esterno, in un passo frivolo. Infatti dopo al massimo venti passi ritornano a camminare, perchè la corsa non è roba frivola, ma una disciplina feroce, dove ti metti contro al fiato, contro alla stanchezza, contro alle gambe che non vogliono andare più avanti... insomma... è tutt'altro che un gesto naturale.
E che dire di quello che con 30 gradi all'ombra, ha il kway, perchè vuole sudare... e li, vorresti fermarlo per fargli capire che è un'enorme stronzata quella che sta facendo, oltre che un'inconsapevole rischio. Noi siamo come le automobili, con un sistema di raffreddamento. Metteremo mai la mascherina davanti al radiatore, per proteggerlo dal freddo in estate? Nel giro di poco avremo un motore in ebollizione... e noi facciamo lo stesso con il nostro corpo, andando incontro ad un'innalzamento termico e una disidratazione. Per cosa poi... per salire immediatamente sulla bilancia che sul momento ci dice che abbiamo perso un chilo, e subito dopo a bere, e a riprenderlo. Abbiamo sofferto per nulla. Ma intanto continuano ad esserci i nostalgici della sudata.
Ma corro e guardo spesso a terra, e vedo un sacco di scarpe scorrette: quelli che corrono con le "Stan Smith", quelli con le varie Nike con le molle, che per carità... meglio di quelle ultrapiatte quasi senza suola, e penso alle loro articolazioni, alla schiena, e a quanto ci si fa male.
La prima salita è finita e me la sono presa calma, per riscaldarmi per bene, ma la giornata non è buona, perche il mio polpaccio non va avanti, come se facesse fatica a svegliarsi. Il fiato è controllato e i battiti stanno giù sui 150bpl. Allungo la punta del piede ed estendo la gamba sul falsopiano, e sento una contrazione, ma credo che se spingo di più a destra e la gestisco finchè non si scalda del tutto, magari supero la difficoltà. Alla seconda salita, si va più veloci, perchè le mie gambe quando sono calde vanno da sole, e a volte faccio più fatica ad andare piano che al contrario. La contrattura è sempre li, invariata nonostante l'aumento. Terzo giro, ed il passo è sempre costante, una macchina da guerra che morde la salita, ma sento che sto andando a "3", che non ho tutte le fibre muscolari con me.. anzi.. che me le sto lasciando per strada, ma la forza di volontà mi spinge ad iniziare il quarto ed ultimo giro, come di consueto, e di provare a vedere se arrivo alla fine. La salita è a ginocchia alte, per evitare troppo sforzo sui polpacci, ma arrivo in cima ad essa, con qualche passo in più, e come il cavallo che va al trotto e "rompe", mi devo assolutamente fermare, non riuscendo a correre quegli ultimi 3 minuti rimanenti per portare a fine il mio gesto atletico completo. Mi sono stirata... me lo sento. Le mie fibre dapprima si sono indurite e poi sono andate oltre il limite e hanno mollato. Taglio nel prato per portarmi verso casa, zoppicante, con il morale a terra per il male troppo forte per fare qualsiasi cosa. Cerco conforto nello stretching, ma tutto è difficile, pure trovare il punto di sollievo. Ed ora, ghiaccio per mettere avanti le mani nel caso di strappo, che tutto può essere, e poi giù di miorilassanti, sperando di non vedere un'alone violaceo, comparire nei prossimi giorni.
Come per simbiosi, anche io ora ho il polpaccio sinistro "incriccato", proprio come lei. Un cammino comune ci aspetta.
Non ci piove...non è mai una delusione... ci piace troppo ad entrambe, ed ogni volta dispiace non sapere abbastanza la sua lingua, per apprezzare meglio gli intermezzi. E' indubbiamente una simpaticona, di quelle che non se la "tirano", anzi... è tipo "1,2,3... casino!"
Poi rimane la voce... che se viene dopo la simpatia... pensate allora quanto è davvero simpatica!!!
I filmati sono tratti dal concerto di Taormina, praticamente identici a Roma, dal http://www.anastaciafanclub.it/home.htm
la foto invece l'ha fatta Lu...