
Capita sempre più di rado, ma capita, il tempo lo consente. Estraggo dal mio portafogli, un biglietto dell'autobus e corro alla fermata. Come al solito arrivo e il 60 è appena partito, e così devo attendere quello successivo, che riparte almeno dopo un quarto d'ora. Dall'asfalto sale un calore inconcepibile, di quest'estate che non risparmia raggi, e taglia terribilmente all'aria respirabile. Nel giro di un'attimo la fermata si ripopola, senza distinzione d'età, sesso ed etnia. I primi momenti era difficile abituarsi agli accenti, alle parole ed ai colori della gente, io che vengo da un piccolo paese alquanto provinciale, molto chiuso e spesso ottuso: il tempo ha dato abitudine a tutto.
Si accinge ad arrivare il bus sul piazzale, e fortunatamente è uno di quelli con l'aria condizionata. Il posto davanti è il mio, proprio quello alla destra della strada, e l'ipod annebbia le mie orecchie togliendomi il brusio di fondo della gente. Gli occhi sono incollati al finestrino, e poco faccio caso a ciò che mi sta a sinistra: ho una città davanti e me la godo. Il traffico è leggermente inferiore, in questo finale estivo, dove la gente è rientrata, ma non proprio tutta, quindi l'autista sfreccia, ed un po' barcolla, fra la strada che è spezzata da molti lavori, soprattutto in centro. Il Monumento ai Caduti, e poco più in la, girando l'angolo, appare maestoso il Colosseo. Chi non è nato a Roma, deve per una volta nella vita vedere il Colosseo, perchè li vi è tutta l'essenza, lo storico, l'anima, di Roma. Quei due cerchi di pietre, uno dei quali spezzato dal tempo, trasudano la loro storia, e spesso t'immagini come poteva esser quando era al culmine della sua funzione. Immagini pietre arrotate, archi addobbati, stendardi mossi dal vento, e pensi allo spazio che occupava, in un contesto di arte a go-go. I genovesi sono abituati a vedere le colonne e i capitelli disegnati su muri piatti, abili di geometrie e profondità degni della migliore realtà. I romani godono della realtà non disegnata, e forse si domandano perchè i genovesi, le colonne, le disegnavano. L'autobus mi scarica alla fermata, e inizio a camminare, facendo slalom fra i turisti, con il cappello, con l'ombrello parasole, con le infradito, alcuni rossi paonazzi, altri rinfrescati all'acqua del chiosco che li salassa come consuetudine. Io punto in via del Corso, con la mia compagna di vita, e per una volta ci concediamo la via della shopping, anche se poi a comprare, facciamo attenzione. Infondo è solo un bagno virtuale nel centro, che ogni tanto ci concediamo.